L’ultima seduta del Consiglio comunale di Gorizia ha visto l’approvazione del nuovo Regolamento e di importanti agevolazioni in materia di Tassa sui Rifiuti (TARI), per famiglie e attività economiche.
Famiglie
I nuclei familiari che presentano una certificazione della Situazione Economica Equivalente (ISEE) non superiore a euro 9.360,00 possono beneficiare di un abbattimento del pagamento della tassa per l’anno 2021.
La domanda, redatta compilando l’apposito modulo disponibile sul sito del Comune, deve essere presentata dal richiedente entro e non otre il 15 ottobre 2021 tramite Posta Certificata all‘indirizzo comune.gorizia@certgov.fvg.it, allegando l’originale o la scansione in formato pdf della stessa, sottoscritta con firma digitale o autografa.
Chi avesse bisogno di assistenza nella compilazione della domanda, può rivolgersi a uno dei CAF convenzionati, che provvederanno a raccogliere l’istanza nel formato cartaceo e a trasmetterla tramite PEC al Comune, indicando nello “spazio riservato ai CAF” del modulo il proprio riferimento.
Trovate ulteriori dettagli e informazioni alla pagina dedicata sul sito del Comune di Gorizia.
Attività economiche
Per quanto riguarda le imprese, il Consiglio comunale ha approvato:
-la riduzione della quota variabile per ristoranti, trattorie, osterie, pizzerie, pub, bar, caffè, pasticcerie. Per tali attività è previsto il pagamento della sola prima rata di acconto e, con la bollettazione del saldo di fine anno, sarà calcolato il conguaglio;
-la riduzione sia della quota fissa che di quella variabile per mense, birrerie, hamburgherie, attività artigianali, parrucchieri e estetisti, alberghi senza ristorante, campeggi, impianti sportivi, musei, biblioteche, scuole e alcune associazioni. Queste attività sono esentate dal pagamento degli avvisi bonari di acconto già inviati e, nel caso fosse avessero già effettuato qualche versamento, potranno presentare domanda di rimborso a seguito dell’emissione della bollettazione a conguaglio di fine anno.
Attraverso queste due importanti misure, come Amministrazione comunale di centrodestra abbiamo voluto dare un aiuto concreto a famiglie e imprese, duramente colpite dalla crisi economica conseguente alla pandemia.
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🤩 Curiosità e partecipazione, bello incontrare e ascoltare le persone. Oggi banchetto Lega – Salvini Premier Gorizia per raccolta firme #referendumgiustizia 📝✅
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Pubblicato dal Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale (GECT GO) il bando di concorso per la creazione di un logotipo e dell’immagine grafica coordinata della Capitale europea della cultura Nova Gorica – Gorizia 2025.
Tale logo deve rappresentare e sintetizzare lo slogan GO! Borderless, che racchiude in sé l’obiettivo di creare, tra le due realtà, una “città senza confini”, caratterizzata da cooperazione e amicizia.
CARATTERISTICHE DEL LOGO
Gli elementi alla base dello sviluppo del logotipo GO! 2025 Nova Gorica · Gorizia sono per l’appunto “Go! Borderless o #GoBorderless” come slogan principale e “Go! Europe”, “Go! Green” e “Go! Share” come slogan secondari. A tali slogan si collegano le parole chiave per la creazione del logo e dell’immagine grafica coordinata: sconfinatezza, collaborazione, comunità, futuro, creatività e passione.
Al centro del logo anche il territorio goriziano. Si richiede infatti che la componente cromatica includa il colore turchese, di rimando al fiume Isonzo.
Il logotipo e lo slogan devono essere nuovi, distintivi e originali, riconoscibili e riproducibili a colori e in bianco e nero, in formato grande e piccolo. Si richiede inoltre che gli stessi siano adattabili alle due lingue ufficiali della candidatura, sloveno e italiano, e anche all’inglese, utilizzabili in almeno due diverse varianti, istituzionale e commerciale. Il logotipo e lo slogan devono poter essere applicati su vari materiali e formati – quali carta intestata e buste -, format di comunicazione – poster, dépliant, web, tv -, e merchandising.
REQUISITI DEI PARTECIPANTI
Al concorso possono partecipare:
– società e studi di grafica, design, pubblicità e comunicazione;
-grafici, designer e architetti che esercitano l’attività come liberi professionisti
-laureati e diplomati presso scuole di formazione post-diploma o di livello universitario di Belle Arti, grafica, design o comunicazione di età inferiore a trent’anni.
La partecipazione deve avvenire in forma anonima.
PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA
L’istanza di partecipazione al concorso deve essere presentata esclusivamente in forma telematica, attraverso la Piattaforma di negoziazione del GECT GO, entro le ore 17:00 del 30 settembre 2021.
VALUTAZIONE E PREMIO
A valutare le proposte sarà un’apposita Commissione, costituita da due membri del gruppo di lavoro GO! 2025 e da tre esterni.
A ciascuna proposta verrà assegnato un punteggio in base alla:
-coerenza con valori della candidatura, massimo 30 punti su 100;
-originalità e leggibilità, massimo 40 punti su 100;
-versatilità e declinabilità in vari formati e materiali di comunicazione, massimo 20 punti su 100;
-riconoscibilità del marchio istituzionale e commerciale, massimo 10 punti su 100.
La graduatoria di merito sarà formata da tutti gli elaborati che avranno raggiunto il punteggio minimo complessivo di 60 su 100 e al vincitore del concorso sarà corrisposto un premio di euro 7.000,00.
Queste e molte altre informazioni utili sono disponibili alla pagina dedicata sul sito del GECT GO.
Si tratta di un’idea molto interessante, che rappresenta un ulteriore importante passo verso la realizzazione di un progetto transfrontaliero all’insegna di ascolto, confronto e collaborazione.
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🌟 Ieri sera ho partecipato all’inaugurazione della tradizionale sagra di San Rocco a Gorizia. In momenti di grandi incertezze dovuti alla pandemia, queste occasioni di socialità e di incontro sono ancora più importanti.
Complimenti e grazie agli organizzatori per la volontà di ridare alla Città un così importante evento e un sentito grazie a tutti i volontari e alla Banda Società Filarmonica G.Verdi per l’accompagnamento musicale.
P.s. l’organizzazione mi ha delegato del delicato compito di stappare la bottiglia inaugurale, missione compiuta 😄🍾🎊
Qui trovate il programma completo della sagra, che si concluderà lunedì 16 agosto, Patrono del quartiere.
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Con grandissima emozione questa mattina ho partecipato alla cerimonia svoltasi presso il Parco della Rimembranza per la Presa di Gorizia. 105 anni fa l’esercito italiano entrava a #Gorizia e da lì a poco il giovane sottufficiale Aurelio Baruzzi avrebbe issato il nostro tricolore nei pressi della stazione ferroviaria decretando la conquista della Città. Un sentito ringraziamento lo rivolgo alle Istituzioni civili e militari presenti oggi per ricordare questa pagina di storia importantissima per Gorizia che rappresenta un segno profondo e tangibile di Amore e devozione alla Patria 🇮🇹
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📖 🏔 Questa sera all’anteprima della presentazione del libro “La zona monumentale del monte Sabotino”, scritto da Marco Mantini. Un interessante momento di approfondimento, alla scoperta di un monte che è stato protagonista di diverse vicissitudini dovute agli eventi bellici che hanno segnato la storia di Gorizia. Rivolgo i miei complimenti e un ringraziamento a Marco Mantini per questo importante lavoro di studio che permetterà di scoprire particolari dettagli non così conosciuti del nostro territorio.
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Il 1916 fu un anno di grande incertezza in Europa. Nessuno dei due contendenti del Primo Conflitto Mondiale era riuscito a sferrare all’avversario un colpo decisivo, né si era raggiunto un coordinamento fra le nazioni alleate che si fronteggiavano.
Nei primi mesi dell’anno i tedeschi, nella loro offensiva a Verdun, avevano utilizzato molti uomini e materiali, costringendo i francesi a chiedere offensive locali agli alleati per alleggerire gli sforzi. Gli Italiani avevano risposto impegnandosi nella quinta battaglia dell’Isonzo senza però avere alcun obiettivo strategico.
Gli austroungarici non tardarono a farsi sentire con la “Strafe Expedition”, una spedizione punitiva volta a rompere il fronte trentino e ad aprire la strada della Pianura Padana, costringendo l’esercito italiano a retrocedere nel Veneto.
Il Generale Luigi Cadorna, accortosi che l’azione nemica era ormai in via di esaurimento senza aver colto gli obiettivi strategici, impartì le disposizioni di massima alla Terza Armata per la Battaglia di Gorizia. Già nel mese di giugno, in segreto, alcuni uomini stavano sguarnendo il fronte trentino, coinvolto nel contenimento dell’ultima fase dell’offensiva austroungarica, per convergere nelle retrovie della Grande Unità scelta per l’azione.
La prima fase
L’offensiva italiana prevedeva una grande concentrazione di uomini, allestita proprio per l’occasione.
Il VI Corpo D’Armata era inizialmente articolato in 4 divisioni di fanteria: la 45^, composta da Brigata Toscana, Brigata Trapani e Brigata Campobasso, la 24^, composta da Brigata Abruzzi e Brigata Lambro, l’11^, composta da Brigata Cuneo e Brigata Treviso e la 12^, composta dalle più famose Brigata Casale e Brigata Pavia.
Le divisioni erano comandate dal Generale Capello, che diede ordine di proseguire l’azione in profondità per spezzare la Quinta Armata del Generale Boroevic e, infine, ripiegare su Trieste.
Il movimento delle Brigate sarebbe stato sempre preceduto e accompagnato dall’artiglieria che avrebbe aperto la strada e, allo stesso tempo protetto, i fanti.
Ad ogni divisione venne assegnato un passaggio strategico per superare l’Isonzo ed entrare in città: alla 45^ il Monte Sabotino, alla 24^ Oslavia, all’11^ l’abitato di Grafenberg e l’attacco del Podgora e del Monte Calvario, da condurre assieme alla 12^.
Il 6 agosto l’artiglieria italiana iniziò a fare fuoco sui posti di comando, gli osservatori e le trincee di un attonito esercito austriaco che non si aspettava una risposta così veloce e violenta subito dopo la spedizione punitiva.
Nel pomeriggio, come previsto, partirono all’attacco le fanterie che ottennero risultati diversi. Mentre sul Sabotino gli obiettivi assegnati vennero raggiunti in meno di un’ora, al centro l’esercito austriaco ostacolò massicciamente le operazioni. A sud, dopo la prima giornata di combattimenti, per opera delle Brigate Catanzaro, Brescia e Ferrara cadde facilmente in mano italiana il Monte San Michele.
L’eroica fine del mutilato Enrico Toti – Foto internet
Proprio nei combattimenti a seguito della presa del Monte morì da eroe il bersagliere volontario Enrico Toti.
La reazione austroungarica
La sera del 6 agosto, per gli Austriaci, la situazione sembrava parecchio difficile, anche se non del tutto persa. Durante la notte ci furono attacchi continui su tutta la linea ma, salvo successi localizzati nella zona di Oslavia, vennero contenuti e successivamente respinti.
Il generale Zeidler chiese ed ottenne di abbandonare la testa di ponte e, nella notte dell’8 agosto, i reparti austriaci, distrutti gli 8 ponti costruiti in precedenza, si ritirano sulla riva sinistra dell’Isonzo.
Lo sforzoitaliano
Il VI Corpo d’Armata italiano schierò la 43^ divisione e, la sera dell’8 agosto, dopo giorni di combattimenti estenuanti e logoranti, fatti di contrattacchi, respinte e rastrellamenti, raggiunse finalmente le sponde dell’Isonzo.
Il Generale Capello, intuito il momento propizio e l’evidente stanchezza e difficoltà dei nemici, incitò i suoi comandanti a proseguire l’azione e a raggiungere i monti nella parte orientale di Gorizia. La pressione italiana risultò insostenibile per gli austriaci che decisero di abbandonare la Città e di ripiegare su posizioni più organizzate come il San Gabriele e il Monte Santo.
Il sottufficiale Aurelio Baruzzi ottenne il permesso di attraversare a nuoto l’Isonzo, portandosi dietro una bandiera italiana. Raggiunta l’altra sponda issò la bandiera nei pressi della stazione ferroviaria, decretando così la conquista di Gorizia da parte dell’esercito italiano.
Il morale era, ovviamente, alle stelle: si trattava della prima vera e tangibile vittoria dopo 15 mesi di guerra. Il Comando Supremo ordinò di continuare l’attacco per raggiungere anche la seconda linea difensiva alle spalle della città. Borojevic aveva già ordinato la ritirata più ad est, sul Vallone, prevedendo che l’esercito non sarebbe riuscito a mantenere il controllo sulla città isontina.
Il 17 agosto le operazioni vennero definitivamente sospese e le celebrazioni coinvolsero non solo la popolazione ma anche i soldati che, dopo oltre un anno di guerra, potevano finalmente gioire.
A livello militare però la realtà era più cruda: si trattava di un avanzamento di 5 km su un fronte di 25 che costò la perdita di circa 100 mila uomini in 10 giorni di combattimento.
La Prima Guerra Mondiale fu, in generale, molto difficile e impegnativa non solo sul piano fisico e strategico ma soprattutto su quello mentale.
Una guerra definita di “trincea”, in cui i soldati mantenevano anche per lunghi periodi le proprie posizioni in battaglia, costantemente sotto gli attacchi dei cecchini nemici.
Quando un ufficiale fischiava l’attacco, i soldati partivano all’assalto con le baionette sui fucili: molti venivano sorpresi dall’artiglieria nemica, feriti e mutilati senza che nessuno potesse prestargli soccorso. Questi attacchi si rivelavano spesso inutili perché si subiva subito la controffensiva nemica, si combatteva e si moriva per pochi metri di terra spesso subito riconquistati. Chi tornava indietro rischiava di venire giustiziato per vigliaccheria.
La vita all’interno delle trincee era altrettanto terribile: le condizioni igieniche erano scarse, i vivi si trovavano a condividere lo spazio con compagni deceduti o sul punto di esserlo.
Gli orrori della guerra vengono ben descritti da Giuseppe Ungaretti, che proprio sul Carso ha prestato servizio militare documentando da protagonista le precarie condizioni in cui si trovavano i soldati.
Nella composizione intitolata “La Sagra di Santa Gorizia”, Vittorio Locchi si sofferma in particolare sulla presa della Città, descrivendola come un momento liberatorio per i fanti, stufi di passare le loro giornate immersi nel fango della trincea.
Si racconta del passaggio delle stagioni, vissuto sempre nello stesso luogo e dell’arrivo dell’estate che finalmente porta con sé anche l’attacco. In particolare, i versi che descrivono la corsa verso la Città sono pregni di un forte sentimento nazionalista e Gorizia è vista come una miracolosa apparizione che non solo chiude il componimento poetico, ma mette fine, per un po’, alla sofferenza della fanteria.
La presa dell’8 agosto 1916 rappresenta certamente una delle pagine più significative della storia di Gorizia che, dopo l’istituzione del Regno d’Italia, divvene uno dei maggiori centri dell’irredentismo.
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Dopo lo stop forzato dello scorso anno a causa dell’emergenza sanitaria, riparte la tradizionale sagra di San Rocco a Gorizia! L’inaugurazione ufficiale sarà domenica 8, ma alcuni incontri si terranno già stasera e domani.
La festa, ricca di appuntamenti di carattere non soltanto conviviale ma anche culturale, si svolgerà nel pieno rispetto delle disposizioni anti contagio – mascherina, distanziamento e sanificaizone -. Per accedere al Parco Baiamonti sarà necessario esibire il Green Pass e un documento di identità.
Nel dettaglio, questa sera alle 18:00, nella sala incontro di San Rocco, si terrà la conferenza “Prima guerra mondiale: un conflitto forse non inevitabile?” del Prof. Georg Meyr, mentre domani, alle 20:45, in Chiesa ci sarà la rappresentazione teatrale “Storia di un uomo semplice: Giobbe di Joseph Roth”.
Domenica 8 agosto alle 19:00, al termine della rassegna internazionale di arte campanaria “Gara di Scampanotadors”, verrà ufficialmente inaugurata la 521esima edizione della sagra, con il concerto della Società Filarmonica Giuseppe Verdi di Ronchi dei Legionari.
Dalle 19:30 alle 24:00, ogni giorno fino a lunedì 16, saranno aperti i chioschi con degustazione di prodotti locali. A differenza delle scorse edizioni, quest’anno, al fine di evitare assembramenti, non sarà possibile ascoltare la musica dal vivo, ballare o giocare tombola ma si potrà partecipare alla pesca di beneficenza.
Gli incontri riprenderanno martedì 10 alle 18:00, con la presentazione del libro “C’è vitis in cusine- corsivi gastronomici della trasmissione Vita nei Campi” di Roberto Zottar.
Giovedì 12, dalle 19:30, si terrà il concerto della Società Filarmonica di Turriaco, mentre venerdì 13 alle ore 18:00 ci sarà la conferenza “Il rancio del soldato. L’alimentazione nelle trincee della prima guerra mondiale”.
La sagra si chiuderà domenica 16, festa del Patrono del quartiere. Al termine della Santa Messa delle 10:30, verrà consegnato al professor Andrea Baucon il 47esimo “premio San Rocco”. Dalle 12:30, su prenotazione, si potrà pranzare al Parco Baiamonti, mentre la sera sarà possibile degustare il tipico “struccolo in strazza”.
Rivolgo i miei complimenti agli organizzatori della sagra che, nonostante le numerose difficoltà legate alla pandemia, si sono impegnati per far sì che quest’importantissima tradizione della Città potesse continuare e per regalare a goriziani e non un momento di socialità e incontro dopo tanti mesi di chiusure e limitazioni.
Io non vedo l’ora di potervi partecipare, e voi ci sarete?
Il Settecento fu un secolo molto importante e prospero per la città di Gorizia che divenne il centro della vita mondana, culturale ed economico-politica delle più importanti famiglie dell’Impero. Nel 1740 sul disegno dell’architetto Nicolò Pacassi (1716-1790), all’epoca ventiquattrenne, venne edificato Palazzo Attems Santa Croce. Fu il primo palazzo realizzato dall’architetto per gli Attems, loro dimora fino 1802, quando passò in mano alla contessa Della Torre in seguito ad una infausta puntata ai dadi.
In quel periodo era comune tra i nobili riunirsi in circoli o in società, a scopo politico o semplicemente per trascorrere il tempo libero. A fare da cornice a questi ritrovi erano spesso le eleganti dimore nobiliari degli stessi appartenenti al circolo e il futuro palazzo comunale non fu da meno. Dalle iscrizioni sugli Statuti si evince infatti che Palazzo Attems ospitò “la Nobile Società dei Cavalieri di Diana Cacciatrice e la Colonia Accademica degli Arcadi Romano-Sonziaci”, alla quale prese parte anche il librettista di Mozart, Lorenzo da Ponte. Dal 1795 al 1802 alcune sale del palazzo furono adibite a “Casino Nobile” un circolo privato riservato alla nobiltà Isontina: fu proprio qui che il conte Attems perse ai dadi lo stabile che passò ai Torriani.
Nel 1797 vi soggiornò anche Gioachino Murat, cognato di Napoleone, suo generale e futuro Re di Napoli. Nel 1825 giunsero in città e vi alloggiarono, ospiti dei Ritter, l’imperatore Francesco I d’Austria con la moglie Caterina Augusta.
Struttura dell’edificio e le modifiche nel tempo
Dell’edificio originale di piazza Municipio, oltre ai balconi sulla strada, rimangono solamente la loggia ionica sul giardino e la doppia scalinata di ispirazione veneta che porta al primo piano. L’edificio fu di fatto modificato dal nuovo proprietario Johann Christoph Ritter poco dopo il suo acquisto nel 1823.
Palazzo Attems Santa Croce, nel progetto originario, era strutturato secondo la logica palladiana: disposto ortogonalmente rispetto alla simmetria della facciata, aveva una pianta tripartita che contava, al primo piano, un salone per le feste e i ricevimenti. Il piano terra era costruito con un adrone che collegava la piazzetta Santa Croce alla corte interna e al parco, attraverso cui si sviluppava un passaggio pubblico utilizzato fino agli anni ‘30.
Dopo le modifiche di Ritter, il palazzo assume uno stile neoclassico, più confacente alla nuova classe sociale dei ricchi borghesi ed imprenditori emergenti. Vengono utilizzate forme architettoniche che ricordano figure geometriche semplici, tra le quali spicca il triangolo, a sottolineare l’autorevolezza e l’austerità di chi abitava l’edificio in confronto con il frivolo roccocò, adatto alla nobiltà settecentesca.
Oltre alla ricostruzione completa dello stabile si provvede anche alla costruzione di una nuova ala sinistra della corte interna e alla sistemazione del parco “all’inglese” con la realizzazione di una collinetta artificiale sovrastata da un belvedere di cui oggi rimane, tuttavia, solo il tempietto con colonne doriche nell’aiuola circolare nel mezzo della corte d’onore.
Nel mese di dicembre del 1907 il Consiglio Comunale di Gorizia prese in considerazione l’ipotesi di acquistare il Palazzo, gli annessi fabbricati rurali ed un parco di oltre due ettari per trasferirvi gli uffici municipali e dare così alla città di Gorizia una sede comunale di prestigio.
Dopo l’acquisto, gli uffici amministrativi vennero spostati nella nuova sede già l’anno successivo, mentre per l’attività del Consiglio Comunale fu mantenuto il palazzo di Corso Verdi fino alla realizzazione di una nuova ala, posta alla destra della corte interna dell’attuale Municipio, progettata dall’ingegner Renato Fornasari nel 1965. Nel 1957 venne ultimata l’ala sinistra per sistemarvi gli uffici anagrafici e tecnici che fino ad allora erano situati sul retro della Chiesa di Sant’Ignazio.
Subito dopo la prima guerra mondiale, sotto la direzione dell’ingegner Riccardo Del Neri, vennero rifatti la facciata e l’androne d’ingresso con nuovi rivestimenti in travertino e marmo di Aurisina e si realizzano nuovi accessi al vano scala. Vennero inoltre ridipinti gli interni al primo piano, dove, attualmente, del progetto originale rimane solo il parquet della Sala Bianca.
Il parco comunale
La storia del parco comunale si intreccia con quella dell’espansione urbanistica europea del XIX secolo, quando gli spazi verdi della città si sviluppavano quasi di pari passo con l’evoluzione politica e sociale della popolazione urbana.
Non tutti i tipi di giardini infatti erano uguali: alcuni erano costruiti per ospitarvi i ceti sfavoriti, come area di riposo per gli anziani o di gioco per i più piccoli, mentre altri erano veri e propri parchi che facevano da contorno alle ville di famiglia dei ricci borghesi.
A questa seconda categoria apparteneva anche il parco di Palazzo Attems fino al 1908, anno in cui diventò comunale (come altre aree verdi della città) a seguito di una donazione da parte dei ricchi cittadini.
La prima documentazione, rilevata dalla mappa del catasto austriaco, è del 1818: il parco occupava una superficie rettangolare alle spalle del Palazzo ed era costruito sul modello del giardino all’ italiana con la suddivisione in aiuole di forme geometriche. Il parterre era composto da aiuole circolari a settori, seguite da altre aiuole di forma quadrata o romboidale, che terminavano con piante disposte irregolarmente e denominate come “boschetti all’inglese”.
Nel 1820 la proprietà viene acquistata da Gian Cristoforo Ritter e il giardino diventa un ben più ampio parco completato da “un ampio terreno trattato a giardino ricco di piante esotiche”, come lo definisce una guida cittadina risalente a metà dell’Ottocento.
Nel nuovo impianto scompaiono le aiuole geometriche per fare spazio a sentieri curvi che circondano prati e boschetti irregolari, di influenza romantica. Viene però conservata la prospettiva settecentesca corrispondente all’ingresso del palazzo su piazza Municipio, l’atrio e la loggia per arrivare fino al lato opposto.
Per quanto riguarda le specie botaniche presenti, dall’Ottocento spicca la sequoia donata dal fedelmaresciallo Gyulai. Si vocifera che nel parco fossero conservate anche specie floreali pregiate contenute in vasi all’interno di strutture chiuse e non riscaldate dove le piante si adattavano alla vita artificiale.
L’entità esatta è ricavabile dal contratto preliminare del 1907, nel quale viene citato “il giardino con la grande serra e con la casettina”. Alcuni anni dopo, si rilevano anche il platano davanti alla palazzina e gli ippocastani vicino all’ingresso di via Cappuccini.
Il passaggio del parco a patrimonio pubblico ne determina una notevole riduzione della superficie, in quanto l’area viene notevolmente ridimensionata per fare spazio a nuove palazzine che diventeranno poi edifici pubblici.
Grazie alla lungimiranza della collettività e dell’amministrazione cittadina, all’inizio del Novecento si inizia a delineare un primo embrione di politica ambientale, che vede nell’ampliamento del verde pubblico una risorsa non solo per la bellezza della città ma anche per la salute dei cittadini.
Con il passare dei decenni e il progresso delle idee politiche e sociali, l’importanza assunta dalle aree verdi nell’urbanistica cittadina cresce a dismisura tanto che vengono messi in atto, dalle stesse pubbliche amministrazioni, servizi vivaistici per la conservazione e lo sviluppo delle aree pubbliche cittadine.
Personalmente ritengo che il municipio sia la casa dei cittadini e rappresenti lo specchio della città, per questo è importante che sia un edificio accessibile e all’avanguardia, dotato di servizi multimediali, a emissioni zero. L’auspicio per il prossimo futuro è che si possano portare avanti significativi interventi di adeguamento del Palazzo e di valorizzazione dell’importante patrimonio culturale e artistico che lo stesso racchiude.
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