Milite Ignoto. Centenario di storia e memoria

Nel centenario della sua designazione, Gorizia si prepara a ricordare il milite ignoto. Ne conoscete la storia? Scopriamola insieme in questo approfondimento.

La legge per la sepoltura all’Altare della Patria

Dopo la Prima Guerra Mondiale, le Nazioni che vi avevano preso parte vollero onorare gli sforzi della collettività attraverso la salma di un anonimo combattente caduto con le armi in pugno.

Il progetto di legge per la “sepoltura della salma di un soldato ignoto fu presentato alla Camera dei Deputati il 20 giugno 1921 dall’allora ministro della guerra Giulio Rodinò. Il 28 dello stesso mese l’onorevole Cesare Maria de Vecchi fu relatore per la Commissione Esercito e Marina Militare, che aveva indicato come data della sepoltura quella del 4 novembre, anniversario della fine della guerra, e come luogo l’Altare della Patria a Roma, “perché quivi il popolo potrà, meglio che altrove, in grandi pellegrinaggi rendere i più alti onori al morto che è tutti i morti, che è primo e supremo artefice della nuova storia”.

Il disegno di legge fu presentato al Senato il 6 agosto. La legge venne approvata a scrutinio segreto il 10 agosto, firmata dal Re Vittorio Emanuele III il giorno 11 e, infine, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 20 agosto.

La Commissione e le ricerche

Approvata la legge, il ministero della guerra istituì una Commissione speciale con il compito di individuare le salme di undici combattenti caduti al fronte senza alcun segno di riconoscimento.

Le spoglie dei soldati vennero scelte in diversi territori del campo di battaglia, cercando di includere quelli in cui avevano combattuto tutti i corpi armati, compresa la Regia Marina.

Fu scelta una salma per ciascuna delle zone: Rovereto, Dolomiti, Altipiani, Grappa, Montello, Basso Piave, Cadore, Gorizia, Basso Isonzo, San Michele, tratto da Castagnevizza al mare.

La designazione della salma

Gli undici corpi, di cui uno solo sarebbe stato tumulato al Vittoriano, furono portati per un primo momento a Gorizia, per poi essere spostati il 28 ottobre nella Basilica di Aquileia. Quello stesso giorno, alla presenza delle Istituzioni, degli ex combattenti, di madri e di vedove dei caduti venne scelto il soldato destinato a rappresentare il sacrificio di seicentomila italiani.

La scelta fu affidata alla popolana di Gradisca d’Isonzo Maria Bergamas, il cui figlio Antonio Bergamas, arruolato da cittadino austro-ungarico, sotto falso nome, nelle fila dell’esercito italiano, era caduto in battaglia nel 1916. Il soldato venne dichiarato giuridicamente disperso quando un violento tiro d’artiglieria sconvolse l’area in cui era stato sepolto, rendendo la sepoltura irriconoscibile.

La donna venne messa davanti alle undici bare, presenti nella Basilica senza alcun segno distintivo. Sorretta da quattro militari, teneva in mano un fiore bianco che avrebbe dovuto lanciare su una delle casse ma, davanti alla decima, perse il suo velo nero e l’appoggiò sulla bara, decretando così la sua scelta.

Dalle testimonianze della figlia Anna, la donna avrebbe voluto scegliere l’ottava o la nona bara – numeri che ricordavano la nascita e la morte del figlio Antonio -, ma, alla fine, scelse la decima affinché il simbolo che sarebbe andato a Roma fosse davvero un soldato ignoto.

La bara prescelta fu inserita in una cassa speciale e inviata al ministero della guerra, mentre le altre dieci rimasero ad Aquileia e vennero sepolte nel cimitero che circonda il tempio romano.

Il viaggio verso Roma

Il 29 ottobre il treno partì dalla stazione di Aquileia accompagnato da altri 15 carri destinati ad ospitare le corone di fiori portate come omaggi.

Il treno si fermava 5 minuti in ogni stazione e, come da ordine del ministero della guerra, durante la permanenza vigeva il massimo silenzio. In concomitanza con le fermate notturne avvenivano i cambi alle rappresentanze che accompagnavano il feretro lungo l’Italia.

Come previsto dalla tabella ufficiale, la destinazione del viaggio fu la stazione di Portonaccio – oggi stazione Roma Tiburtina -, dove il feretro arrivò il primo novembre.

Il giorno successivo, a Termini, il convoglio fu accolto dalla famiglia reale e da tutti i rappresentanti delle forze armate, insieme alle cariche dello Stato. Il feretro fu scortato da un gruppo di dodici decorati di medaglia d’oro fino alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, dove rimase esposto per due giorni.

L’epilogo avvenne il 4 novembre 1921 con una solenne cerimonia a cui accorsero più di un milione di italiani, provenienti da ogni parte della penisola.

Il corteo avanzò attraverso via Nazionale, lungo la quale vi erano i rappresentati di tutte le forze armate di servizio. Mentre le bandiere dei reggimenti aspettavano il feretro, dinanzi al monumento in piazza Venezia fu disposto un picchetto d’onore.

Un soldato depose sulla bara un elmetto da fante e, mentre i militari presenti erano sull’attenti e il popolo in ginocchio, il feretro del milite ignoto veniva tumulato nel monumento che da allora in poi poteva dirsi Altare della Patria.

Medaglie commemorative

Nel 1921 vennero realizzate alcune medaglie commemorative.

La prima per volere di Udine, Gorizia e Aquileia in un unico esemplare in oro che fu inserito su una croce d’argento recante gli stemmi dei tre Comuni e posta nella bara del milite ignoto.

La seconda fu realizzata in formato ridotto per gli ufficiali e i soldati che accompagnarono il feretro, mentre copie di maggiori dimensioni vennero date all’Esercito.

Al milite ignoto fu conferita la medaglia d’oro al valore militare con la seguente motivazione: “Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz’altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della Patria”.

La celebrazione del centenario della designazione del milite ignoto è senza dubbio un momento molto importante e vede Gorizia protagonista, a riprova del fatto che il nostro territorio ha pagato con enorme sacrificio le tragedie della Grande Guerra.

Da questi eventi tragici e allo stesso tempo connotati da eroismo e amor patrio, dobbiamo trarre importanti insegnamenti e trasmetterli anche alle più giovani generazioni, affinché tragedie e errori del passato non si ripetano mai più.

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Foto: Milite ignoto, internet

5 ottobre. In ricordo di Norma Cossetto

Alla presenza del sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna e del presidente della Lega Nazionale di Gorizia Luca Urizio, oggi ho partecipato alla commemorazione in ricordo di Norma Cossetto, giovane studentessa barbaramente uccisa dai partigiani comunisti titini 78 anni fa.
Un sentito ringraziamento all’Anvgd di Gorizia
e alla presidente Maria Grazia Ziberna per il costante impegno con il quale si adoperano affinché la storia degli esuli giuliano-dalmati non venga dimenticata 🙏🏻🇮🇹

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8 agosto. 105 anni fa la Presa di Gorizia

Con grandissima emozione questa mattina ho partecipato alla cerimonia svoltasi presso il Parco della Rimembranza per la Presa di Gorizia.
105 anni fa l’esercito italiano entrava a #Gorizia e da lì a poco il giovane sottufficiale Aurelio Baruzzi avrebbe issato il nostro tricolore nei pressi della stazione ferroviaria decretando la conquista della Città.
Un sentito ringraziamento lo rivolgo alle Istituzioni civili e militari presenti oggi per ricordare questa pagina di storia importantissima per Gorizia che rappresenta un segno profondo e tangibile di Amore e devozione alla Patria 🇮🇹

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Presa di Gorizia. 105 anni tra storia e memoria

Gorizia italiana – Foto internet

Il 1916 fu un anno di grande incertezza in Europa. Nessuno dei due contendenti del Primo Conflitto Mondiale era riuscito a sferrare all’avversario un colpo decisivo, né si era raggiunto un coordinamento fra le nazioni alleate che si fronteggiavano.

Nei primi mesi dell’anno i tedeschi, nella loro offensiva a Verdun, avevano utilizzato molti uomini e materiali, costringendo i francesi a chiedere offensive locali agli alleati per alleggerire gli sforzi. Gli Italiani avevano risposto impegnandosi nella quinta battaglia dell’Isonzo senza però avere alcun obiettivo strategico.

Gli austroungarici non tardarono a farsi sentire con la “Strafe Expedition”, una spedizione punitiva volta a rompere il fronte trentino e ad aprire la strada della Pianura Padana, costringendo l’esercito italiano a retrocedere nel Veneto.

Il Generale Luigi Cadorna, accortosi che l’azione nemica era ormai in via di esaurimento senza aver colto gli obiettivi strategici, impartì le disposizioni di massima alla Terza Armata per la Battaglia di Gorizia. Già nel mese di giugno, in segreto, alcuni uomini stavano sguarnendo il fronte trentino, coinvolto nel contenimento dell’ultima fase dell’offensiva austroungarica, per convergere nelle retrovie della Grande Unità scelta per l’azione.

La prima fase

L’offensiva italiana prevedeva una grande concentrazione di uomini, allestita proprio per l’occasione.

Il VI Corpo D’Armata era inizialmente articolato in 4 divisioni di fanteria: la 45^, composta da Brigata Toscana, Brigata Trapani e Brigata Campobasso, la 24^, composta da Brigata Abruzzi e Brigata Lambro, l’11^, composta da Brigata Cuneo e Brigata Treviso e la 12^, composta dalle più famose Brigata Casale e Brigata Pavia.

Le divisioni erano comandate dal Generale Capello, che diede ordine di proseguire l’azione in profondità per spezzare la Quinta Armata del Generale Boroevic e, infine, ripiegare su Trieste.

Il movimento delle Brigate sarebbe stato sempre preceduto e accompagnato dall’artiglieria che avrebbe aperto la strada e, allo stesso tempo protetto, i fanti.

Ad ogni divisione venne assegnato un passaggio strategico per superare l’Isonzo ed entrare in città: alla 45^ il Monte Sabotino, alla 24^ Oslavia, all’11^ l’abitato di Grafenberg e l’attacco del Podgora e del Monte Calvario, da condurre assieme alla 12^.

Il 6 agosto l’artiglieria italiana iniziò a fare fuoco sui posti di comando, gli osservatori e le trincee di un attonito esercito austriaco che non si aspettava una risposta così veloce e violenta subito dopo la spedizione punitiva.

Nel pomeriggio, come previsto, partirono all’attacco le fanterie che ottennero risultati diversi. Mentre sul Sabotino gli obiettivi assegnati vennero raggiunti in meno di un’ora, al centro l’esercito austriaco ostacolò massicciamente le operazioni. A sud, dopo la prima giornata di combattimenti, per opera delle Brigate Catanzaro, Brescia e Ferrara cadde facilmente in mano italiana il Monte San Michele.

L’eroica fine del mutilato Enrico Toti – Foto internet

Proprio nei combattimenti a seguito della presa del Monte morì da eroe il bersagliere volontario Enrico Toti.

La reazione austroungarica

La sera del 6 agosto la situazione sembrava parecchio difficile, anche se non del tutto persa. Durante la notte ci furono attacchi continui su tutta la linea ma, salvo successi localizzati nella zona di Oslavia, vennero contenuti e successivamente respinti.

Il generale Zeidler chiese ed ottenne di abbandonare la testa di ponte e, nella notte dell’8 agosto, i reparti austriaci, distrutti gli 8 ponti costruiti in precedenza, si ritirano sulla riva sinistra dell’Isonzo.

Lo sforzo italiano

Il VI Corpo d’Armata italiano schierò la 43^ divisione e, la sera dell’8 agosto, dopo giorni di combattimenti estenuanti e logoranti, fatti di contrattacchi, respinte e rastrellamenti, raggiunse finalmente le sponde dell’Isonzo.

Il Generale Capello, intuito il momento propizio e l’evidente stanchezza e difficoltà dei nemici, incitò i suoi comandanti a proseguire l’azione e a raggiungere i monti nella parte orientale di Gorizia. La pressione italiana risultò insostenibile per gli austriaci che decisero di abbandonare la Città e di ripiegare su posizioni più organizzate come il San Gabriele e il Monte Santo.

Il sottufficiale Aurelio Baruzzi ottenne il permesso di attraversare a nuoto l’Isonzo, portandosi dietro una bandiera italiana. Raggiunta l’altra sponda issò la bandiera nei pressi della stazione ferroviaria, decretando così la conquista di Gorizia da parte dell’esercito italiano.

Il morale era, ovviamente, alle stelle: si trattava della prima vera e tangibile vittoria dopo 15 mesi di guerra. Il Comando Supremo ordinò di continuare l’attacco per raggiungere anche la seconda linea difensiva alle spalle della città. Borojevic aveva già ordinato la ritirata più ad est, sul Vallone, prevedendo che l’esercito non sarebbe riuscito a mantenere il controllo sulla città isontina.

Il 17 agosto le operazioni vennero definitivamente sospese e le celebrazioni coinvolsero non solo la popolazione ma anche i soldati che, dopo oltre un anno di guerra, potevano finalmente gioire.

A livello militare però la realtà era più cruda: si trattava di un avanzamento di 5 km su un fronte di 25 che costò la perdita di circa 100 mila uomini in 10 giorni di combattimento.

La Prima Guerra Mondiale fu, in generale, molto difficile e impegnativa non solo sul piano fisico e strategico ma soprattutto su quello mentale.

Una guerra definita di “trincea”, in cui i soldati mantenevano anche per lunghi periodi le proprie posizioni in battaglia, costantemente sotto gli attacchi dei cecchini nemici.

Quando un ufficiale fischiava l’attacco, i soldati partivano all’assalto con le baionette sui fucili: molti venivano sorpresi dall’artiglieria nemica, feriti e mutilati senza che nessuno potesse prestargli soccorso. Questi attacchi si rivelavano spesso inutili perché si subiva subito la controffensiva nemica, si combatteva e si moriva per pochi metri di terra spesso subito riconquistati. Chi tornava indietro rischiava di venire giustiziato per vigliaccheria.

La vita all’interno delle trincee era altrettanto terribile: le condizioni igieniche erano scarse, i vivi si trovavano a condividere lo spazio con compagni deceduti o sul punto di esserlo.

Gli orrori della guerra vengono ben descritti da Giuseppe Ungaretti, che proprio sul Carso ha prestato servizio militare documentando da protagonista le precarie condizioni in cui si trovavano i soldati.

Nella composizione intitolata “La Sagra di Santa Gorizia”, Vittorio Locchi si sofferma in particolare sulla presa della Città, descrivendola come un momento liberatorio per i fanti, stufi di passare le loro giornate immersi nel fango della trincea.

Si racconta del passaggio delle stagioni, vissuto sempre nello stesso luogo e dell’arrivo dell’estate che finalmente porta con sé anche l’attacco. In particolare, i versi che descrivono la corsa verso la Città sono pregni di un forte sentimento nazionalista e Gorizia è vista come una miracolosa apparizione che non solo chiude il componimento poetico, ma mette fine, per un po’, alla sofferenza della fanteria.

La presa dell’8 agosto 1916 rappresenta certamente una delle pagine più significative della storia di Gorizia che, dopo l’istituzione del Regno d’Italia, divvene uno dei maggiori centri dell’irredentismo.

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Europei. Tenacia e serietà onorano la maglia

Ridà fiducia la squadra della nazionale italiana di calcio impegnata con gli Europei 2020. Questi ragazzi stanno dimostrando spirito di squadra, energia, entusiasmo e, nonostante la giovane età, anche esperienza.

Mi piace una squadra che gioca senza prime donne o fenomeni da circo che ostentano comportamenti da sedicenti star del pallone. Questa è una squadra attenta, che onora il tricolore che porta sul petto e la storia di una nazionale tra le più importanti del panorama mondiale.

Inoltre, apprezzo molto che nessun calcolatore si inginocchia prima della partita. Un comportamento che dimostra orgoglio e amor proprio, perché le difficoltà si affrontano stando in piedi e senza inginocchiarsi di fronte a niente e nessuno.

Un inizio di europeo, quello in corso, come da qualche tempo non si vedeva più, un avvio che dà valore allo sport inteso come sacrificio, lavoro di squadra e attaccamento alla maglia e non a meri valori economici, come purtroppo lo sport contemporaneo ci ha spesso abituato.

Le possibilità di far bene fino in fondo non mancano. Già il fatto, però, di aver lavorato così in questa prima fase degli Europei è di certo importante. L’auspicio è quello di rimanere concentrati e orgogliosi della propria maglia, dando il cento per cento sul campo e lottando sempre a testa alta.

Forza azzurri!! 🇮🇹

COVID. No al coprifuoco!

Occorre eliminare il coprifuoco il prima possibile, restituendo vita, diritti e libertà agli italiani! 🇮🇹

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10 aprile. Fondata 169 anni fa la Polizia di Stato

Oggi si celebrano i 169 anni dalla fondazione della Polizia di Stato.
Grazie per esserci sempre 🇮🇹

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Nobel per la Pace. Candidati medici e infermieri italiani

Il personale sanitario italiano, primo nel mondo occidentale a dover lottare, lo scorso marzo, contro il COVID-19, è ufficialmente candidato al Nobel per la Pace 2021.

La proposta è stata formulata dalla Fondazione Gorbachev e da Lisa Clark, presidente dell’International Peace Bureau che, grazie al suo costante impegno per il disarmo, ha ricevuto lo stesso Nobel nel 2017. È la prima volta che medici e infermieri vengono candidati per l’importante titolo.

Rivolgo un sentito ringraziamento alle donne e agli uomini del personale sanitario del nostro Paese che, ormai da un anno, sono quotidianamente in prima linea per vincere la pandemia con grande spirito di abnegazione.

Medici, infermieri, operatori sanitari rappresentano un importantissimo esempio di altruismo e solidarietà e il loro straordinario impegno nel sostenere le persone che stanno lottando contro il nemico invisibile merita sicuramente un riconoscimento.

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Unità nazionale. Forza e coesione per vincere la pandemia

Si celebrano oggi i 160 anni dalla nascita del Regno d’Italia, istituito il 17 marzo 1861.

Tra i territori inizialmente esclusi c’era anche Gorizia, assoggettata alla dominazione austriaca. La nostra Città divenne uno dei principali centri dell’irredentismo e, dopo la presa dell’8 agosto 1916, fu annessa all’Italia al termine della Grande Guerra.

Anche quest’anno l’anniversario dell’Unità nazionale ricorre in un momento estremamente complesso per il nostro Paese, dal punto di vista sanitario ed economico, con famiglie e imprese in grande difficoltà e assume perciò un significato ancora più importante. La terribile crisi pandemica che stiamo affrontando, infatti, potrà essere risolta solo se affrontata all’unisono e con determinazione, senza lasciare nessuno indietro.

Per far fronte a questa difficilissima situazione e sconfiggere il nemico invisibile della pandemia, è necessario mettere in pratica valori quali coraggio, forza, coesione e solidarietà. A tal proposito, rivolgo un sentito ringraziamento a medici e infermieri impegnati in prima linea, ormai da oltre un anno, nella lotta al COVID-19 e ai volontari che tanto hanno fatto, e continuano a fare, per aiutare la popolazione più fragile.

In questo clima di grandissima incertezza, la ricorrenza dell’anniversario dell’Unità d’Italia assume quindi un valore doppiamente significativo per dar forza agli italiani che, con orgoglio e determinazione, sapranno rialzarsi e ripartire a testa alta.

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Congo. Una preghiera per i nostri due connazionali uccisi

Non ci sono parole, solo tanto tanto dolore.
Una preghiera per l’ambasciatore italiano, Luca Attanasio, e per il carabiniere, Vittorio Iacovacci, entrambi uccisi in Congo durante un attentato 🙏🇮🇹