Elezioni. Diritto di voto per il Senato esteso ai diciottenni

Dalle prossime elezioni politiche la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica avranno la stessa base elettorale.

Il presidente Sergio Mattarella ha recentemente promulgato la legge, approvata lo scorso luglio, che modifica l’articolo 58 della Costituzione consentendo a chi ha compiuto 18 anni – e non più 25 – di votare per l’elezione dei senatori. La riforma riguarda circa 4 milioni di ragazze e ragazzi.

L’estensione del diritto di voto per il Senato ai diciottenni è sicuramente una notizia importante, poiché tanti giovanissimi avranno la possibilità di partecipare attivamente alla vita politica del Paese, maturando consapevolezza e responsabilità.

Sul tema ho qualche perplessità. Parificando l’età minima per votare i rappresentanti dei due rami del Parlamento, ad esempio, si crea un bicameralismo “doppione”, senza alcuna differenza tra Camera e Senato.

Inoltre, se da un lato si allarga la platea degli elettori, lo stesso non accade per gli aspiranti senatori, per i quali rimane invariato il vincolo di aver compiuto i 40 anni d’età. Al maggior coinvolgimento dei giovani chiamati alle urne non corrisponde quindi una maggiore rappresentatività giovanile all’interno del Parlamento. Non era meglio permettere anche ai giovanissimi di potersi candidare per il Senato?

Cosa ne pensate? Fatemi sapere la vostra opinione con un commento, vi risponderò molto volentieri.

Vi invito anche a mettere Mi Piace alla mia pagina Facebook, a seguirmi sul mio profilo Twitter e a iscrivervi al mio canale Telegram.

Referendum costituzionale: sì, no, perché?

Immagine di copertina della Costituzione Italiana
La Costituzione della Repubblica Italiana

Referendum Costituzionale, ecco il report dell’incontro pubblico che ha visto confrontarsi il sen. Alessandro Maran e l’on. Massimiliano Fedriga, divisi da posizioni e orientamenti differenti ma motivati da un unico intento, quello di spiegare ai cittadini le ragioni del sì e del no. Continua a leggere

“Stepchild adoption”, perché dirlo in inglese?

Negli ultimi giorni, sulle unioni civili è stato detto di tutto e non voglio aggiungermi alla schiera di tuttologi da social network, però un’osservazione la voglio fare. Non tanto nel merito, ma sulla forma.
Continua a leggere