Web Tax. Necessaria linea comune contro strapotere Big Tech

In un’intervista pubblicata su Il Piccolo, che vi consiglio di leggere, il filosofo Maurizio #Ferraris parla di Web Tax e propone un “webfare” per sanare i conflitti sociali della nostra contemporaneità.
Seppur reputo la proposta interessante, ritengo che quanto ottenuto con l’imposta sui servizi digitali dovrebbe restare a disposizione dei territori in cui è maturata per sostenere le attività di vicinato ad affrontare la crisi dovuta alla pandemia da Covid-19.
Comunque, al di là delle legittime posizioni, è importantissimo che la politica europea adotti celermente una linea comune e transnazionale per fronteggiare il potere che le Big Tech acquisiscono sempre più e che consente loro di incidere su valori fondamentali delle società democratiche.

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Censura. Trump chiede riattivazione profilo Twitter

Continua la battaglia di Donald Trump contro le Big Tech. Dopo l’incomprensibile censura perpetrata ai suoi danni, lo scorso luglio, durante una conferenza stampa di New Jersey, l’ex presidente USA aveva annunciato azioni legali nei confronti Facebook, Twitter e Google.

In particolare, the Donald accusa Twitter, che ne ha chiuso per sempre il profilo da 88 milioni di follower, di “esercitare un incommensurabile potere e controllo sul dibattito politico, storicamente senza precedenti e profondamente pericoloso per un dibattito democratico aperto”.

Nelle motivazioni recentemente presentate, gli avvocati di Trump sottolineano come “il Paese non può trarre vantaggio dai tentativi di sopprimere il discorso politico, ancora meno dai tentativi di mettere la museruola a personaggi politici” e chiedono che il profilo @RealDonaldTrump, divenuto importante veicolo di informazioni e notizie di carattere governativo, venga riattivato.

Una battaglia, quella dell’ex presidente USA, che condivido pienamente e che, nel mio piccolo, ho voluto portare all’attenzione del Consiglio comunale di Gorizia presentando la mozione “Salvaguardia della libertà di espressione e del diritto a essere connessi”.

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Big Tech. Così le scomode verità diventano disinformazione

Se possono farlo a me, possono farlo a chiunque”. Le parole del 45° presidente Usa, Donald Trump, oggi suonano quanto mai profetiche vista quanto è accaduto, e continua ad accadere, in materia di censura politica.

La portavoce della Casa Bianca Jen Psaki, in un recente incontro con la stampa, ha ammesso che “l’Amministrazione del Presidente Biden si sta assicurando che le piattaforme social siano a conoscenza di ciò che il Governo ritiene essere disinformazione”. Siamo sicuri che ciò basterà?

Dopo i gravi episodi di esclusione dalle piattaforme social operati nei confronti di Donald Trump e per le quali lo stesso ex presidente ha annunciato azioni legali verso Facebook, Twitter e Google, non accenna quindi a diminuire la volontà delle Big Tech di manipolare il dibattito politico e anche economico.

Non dimentichiamo che mentre la pandemia metteva in ginocchio micro, piccole e medie imprese, i colossi del web sono diventati invece ancora più ricchi e potenti, accrescendo di molto la possibilità di influenzare gli equilibri economici del mondo.

Fino a dove potrà spingersi lo strapotere, legittimato, dei Big Tech? Quanto ancora sarà concesso alle “Cinque Sorelle” di poter crescere senza che i Governi e le democrazie del mondo possano regolamentare il loro strapotere?

Personalmente ritengo che la libertà di espressione, garantita anche dalla nostra Costituzione, è un diritto fondamentale e la censura è un grave errore, poiché non fa altro che polarizzare posizioni già contrapposte e inasprire situazioni già di per sé complesse. La politica dovrebbe interrogarsi in tal senso, legiferare a livello transnazionale, in modo tempestivo e coordinato.

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USA. Disegni di legge per limitare strapotere colossi web

Big Tech nuovamente al centro della scena politica americana. Dopo i diversi episodi di censura operati nei confronti dell’ex Presidente Donald Trump, escluso a vita da Twitter e almeno fino al 2023 da Facebook, il dibattito si concentra ora sullo strapotere economico delle grandi compagnie del digitale.

Recentemente, infatti, alla Camera sono stati presentati 5 disegni di legge, che mirano a limitare il monopolio dei giganti del web tra cui Amazon, Facebook, Google, Apple.

Nel dettaglio, in base a due tra questi disegni, una determinata compagnia non potrebbe utilizzare la propria piattaforma per avvantaggiare i priori prodotti a discapito di quelli dei concorrenti né pubblicizzare in via preferenziale i servizi offerti da imprese dalla stessa controllate rispetto agli altri.

Altri due disegni di legge sono volti rispettivamente a limitare le acquisizioni, da parte dei Big Tech, di aziende concorrenti e ad incrementare i costi di fusione tra le aziende tecnologiche. L’ultimo, infine, mira a semplificare la riacquisizione, per gli utenti delle piattaforme digitali, dei propri dati personali.

Ormai da diversi anni, e ancor di più in questo periodo di crisi dovuto alla pandemia, stiamo assistendo all’incremento del potere delle grandi aziende del web e alla chiusura di moltissime attività locali che danno lavoro alle nostre famiglie.

I disegni di legge presentati alla Camera degli Stati Uniti, se approvati, sarebbero, insieme all’aliquota minima globale al 15% di cui si è trattato allo scorso G7, sicuramente un importante passo per garantire il rispetto della concorrenza. Ritengo però che ciò non sia sufficiente, in quanto, ad esempio, sarebbe auspicabile che le risorse ricavate dalla tassazione dei Big Tech rimangano a disposizione dei territori in cui sono maturate, al fine di sostenere le attività di prossimità.

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