Impeachment. Trump assolto, per la seconda volta

I Repubblicani non tradiscono: assolto il 45° presidente degli Stati Uniti e sfuma la “vendetta politica”

Assolto Donald Trump anche nel secondo processo di impeachment. Unico presidente ad essere stato messo in stato d’accusa due volte e primo a sostenere il procedimento anche dopo aver lasciato la Casa Bianca. Una sentenza in parte annunciata visto che l’affermato esponente dei Repubblicani, Mitch McConnell, aveva già dichiarato la volontà di votare per l’assoluzione.

Viene cancellata così ogni residua speranza dem della “vendetta politica” che richiedeva il sostegno di almeno 17 senatori del GOP per raggiungere il quorum dei due terzi.

Eric Trump tiwtta “2-0” e il sogno continua

Il figlio Eric Trump twitta “2-0” e nel mentre il padre ha accolto di buon grado la fine della “caccia alle streghe” e ha annunciato che il suo “movimento è appena iniziato”.

“Voglio innanzitutto ringraziare il mio team di avvocati per il loro instancabile lavoro a favore della giustizia e della difesa della verità”, ha dichiarato Donald Trump.

I miei più sentiti ringraziamenti anche a tutti i senatori e membri del Congresso degli Stati Uniti che si sono schierati con orgoglio per la Costituzione che noi tutti veneriamo e per i sacri principi legali nel cuore del nostro Paese”. Si chiude oggi “un’altra fase della più grande caccia alle streghe nella storia del nostro Paese”.

“Il nostro movimento storico, patriottico e bellissimo per rendere di nuovo grande l’America, Make America Great Again, è appena iniziato. Nei mesi a venire ho molto da condividere con voi e non vedo l’ora di continuare il nostro incredibile viaggio insieme per raggiungere la grandezza americana per tutta la nostra gente. Non c’è mai stato niente di simile”.

Voi cosa ne pensate? Se vi va, fatemelo sapere con un commento, sarò felice di rispondervi.

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Censura. Twitter esclude per sempre Trump dalla piattaforma

L’ex presidente già condannato per “istigazione alla violenza”

I Big Tech colpiscono ancora: nel mirino dei giganti del web c’è sempre lui, Donald Trump.

In queste ore, proprio mentre l’ex Presidente degli Stati Uniti viene processato con l’accusa di istigazione alla violenza per i fatti di Capitol Hill dello scorso 6 gennaio, Twitter lo rimuove per sempre dalla propria piattaforma.

Donald Trump quindi non potrà più creare un account sul social, nemmeno se volesse ricandidarsi alla presidenza degli USA. Il motivo? Lo spiega chiaramente il direttore finanziario di Twitter, Ned Segal, che dichiara: “Ricordatevi che la nostra politica ha come principio quello di garantire che non venga permesso l’incitamento alla violenza”.

Ancora una volta Twitter si erige a giudice e, senza nemmeno attendere il verdetto di Camera e Senato statunitensi, pronuncia una sentenza di condanna nei confronti dell’ex Presidente.

La tematica della censura è oggetto della mozione “Salvaguardia della libertà di espressione e al diritto di essere connessi, che ho presentato lo scorso martedì in Consiglio comunale a Gorizia.

Con questa mozione ho voluto convintamente condannare la censura che diverse società private, quali Facebook e Twitter, stanno applicando nei confronti di rappresentanti democraticamente eletti, cittadini e giornali.

Ho inoltre evidenziato come questa limitazione della libertà possa costituire un pericoloso precedente che, in futuro, potrebbe riguardare l’identità digitale di chiunque, ritenuto scomodo per le proprie idee, politiche ma non solo.

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Inauguration day: auguri di proficuo lavoro a Joe Biden

Un ringraziamento a Donald Trump per quanto fatto e farà!

Ci siamo, oggi è il giorno di Joe Biden!
Nonostante il nostro premier di minoranza, Giuseppe Conte, in un recente discorso in Parlamento si è sbilanciato nell’improbabile paragone fra la dittatura comunista cinese e gli Stati Uniti, l’alleanza con gli USA per il nostro Paese resta essenziale.

Non ho dubbi che la Lega sarà per l’amministrazione Biden un alleato valido e affidabile con cui dialogare in virtù di rapporti leali, basati sulla reciproca fiducia e sulla condivisione dei principi cardine su cui si fondano le nostre civiltà occidentali e democratiche.

Il virus cinese sta mettendo a durissima prova la nostra società, ad oggi è costato la vita di oltre 2 milioni di persone e sta distruggendo l’economia mondiale. Occorre che l’Europa, quindi l’Italia, con gli Stati Uniti, si pongano in modo coeso e deciso per contenere lo strapotere cinese che, in queste condizioni di difficoltà, si avvantaggia e guadagna terreno ed economia.

L’occidente ha bisogno di un’economia forte per fronteggiare in modo deciso lo strapotere della Cina comunista. Il paradigma della produzione non può tornare ad essere quello delle delocalizzazioni, ovvero ciò che ha contribuito in modo preponderante alla deindustrializzazione dei nostri territori. Occorre riportare industrie, fabbriche e produzioni a insediarsi nei nostri distretti industriali e manifatturieri, nel pieno rispetto dei diritti umani, dei lavoratori e della tutela ambientale.

In materia di immigrazione occorrono regole certe, sia per contrastare l’immigrazione clandestina che per fermare il terrorismo islamico. Da questo punto di vista porgere l’altra guancia e sventolare bandiere arcobaleno non servirà a contrastare e a debellare l’odioso fondamentalismo che vede nell’occidente il suo peggior nemico.

Inoltre, la libertà di espressione va garantita in egual misura a tutti. La censura non è mai la risposta corretta e non possono essere delle società private a decidere chi può parlare e chi no, cos’è giusto dire e cosa invece non lo è. Nell’epoca della comunicazione, il tema dell’identità digitale non può essere derubricato a qualcosa di minore importanza solo perché la censura ha colpito in modo pesantissimo un avversario politico. Oggi è toccato a lui, ma domani potrebbe toccare a chiunque.

Queste sono solo alcune delle tematiche per cui mi auguro prevarrà il pragmatismo e non l’ideologia. In tal senso, se il nuovo presidente conseguirà anche solo la metà dei risultati ottenuti dall’amministrazione di Donald Trump allora sarà un buon presidente e ne gioiremo tutti, non ho dubbi!

Chiudo questo articolo con una citazione presa dal discorso di addio di Donald Trump: “I did not seek the path that would get the least criticism. I took on the tough battles, the hardest fights, the most difficult choices because that’s what you elected me to do”. “Non ho cercato la strada che avrebbe ricevuto meno critiche. Ho affrontato le battaglie più difficili, le lotte più dure, le scelte più difficili perché è quello per cui mi avete eletto”.

Fatti di Washington, una breve riflessione

La democrazia americana è forte, la libertà non soccomberà alla violenza.
Oltre a esprimere profondo cordoglio per le vittime degli scontri e i loro familiari, così come solidarietà verso le forze di polizia rimaste ferite, dopo i tragici eventi di Washington ritengo opportuno riflettere circa la sistematica censura politica che due società private come Facebook e Twitter adottano verso chi non è allineato al pensiero unico globalista. Il tutto è reso ancora più grave visto che tale censura politica è stata ed è indirizzata verso un presidente americano democraticamente eletto.
Sarebbe opportuno che la politica italiana ed europea si interrogasse per comprendere fino a dove delle società private possano arbitrariamente decidere cos’è pluralismo e libertà di espressione e cosa invece non lo è.
La censura politica di Facebook e Twitter è un paradosso, il cortocircuito di una logica autoreferenziale che si autodefinisce paladina delle minoranze ma che in verità è antidemocratica verso chi non è allineato al pensiero unico.
Io, manco a dirlo, ero, sono e sarò, sempre, fieramente, in direzione ostinata e contraria a questa logica prevaricatrice.
“Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo”.

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Elezioni americane, social vs Trump

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