Artigianato, quale futuro? La parola ai protagonisti: Remo Zeffer – de Stabile

Artigianato, quale futuro-

Settima intervista della serie “Artigianato, quale futuro? La parola ai protagonisti”. Questa volta affronteremo le tematiche legate alla produzione dolciaria, con particolare attenzione al legame che intercorre fra tradizioni locali e l’utilizzo di strumenti industriali di alta qualità.

Artigianato, Remo Zeffer

Remo Zeffer, nato a Dandenong (Australia) nel 1964, si è diplomato all’Istituto Tecnico per le Attività Sociali di Gorizia. È amministratore della Tecnocoop, una società nata nel 1990 che svolge servizi per l’industria privata. Forte dei 26 anni di esperienza, ha recentemente deciso di avviare la “de Stabile“, un’azienda di alta pasticceria, con l’intento di valorizzare i prodotti tipici del territorio di Gorizia.

Cosa occorre alle aziende artigiane per essere competitive?

Secondo me è necessario avere una visione d’insieme un po’ più ampia rispetto a quello che è il contesto locale, perché un’attività che vuole essere vincente deve trovare una sua origine ma anche un suo contesto finale. Non basta definire un prodotto artigianale perché sia di successo e di qualità, bisogna anche creare un processo di produzione che permetta di arrivare a un valore o a una definizione di rapporto qualità prezzo del prodotto finito, che il consumatore percepisca come vantaggioso.

Per te, quanto è importante il legame fra produzione e territorio?

Noi lavoriamo solo con aziende che ci possano garantire una filiera alimentare certificata. Non siamo un’azienda che fa il km 0, perché alcuni degli ingredienti che utilizziamo per i nostri prodotti arrivano anche da lontano. Faccio un esempio, noi usiamo mandorla d’Avola e la usiamo perché rappresenta una delle eccellenze del nostro Paese. Pertanto, l’unione di ingredienti di alta qualità con quelle che sono le ricette e le tradizioni locali, danno forma a un prodotto che rappresenta veramente l’Italia.

Perché preferire un prodotto artigianale rispetto a uno di matrice industriale?

Per la ricerca delle origini, storiche e territoriali. Chiaramente un prodotto solo perché è industriale non può essere inteso aprioristicamente di qualità inferiore. Il prodotto industriale è anche sicuro, ancor più in Italia, un Paese dove c’è una delle massime garanzie dal punto di vista del controllo della filiera alimentare e produttiva.
Comunque, il prodotto artigianale lo si può preferire perché è quello più vicino all’espressione del proprio territorio, mentre il prodotto industriale, dal punto di vista commerciale, ha una dinamica di più ampio respiro e riesce a essere esportato a un prezzo competitivo, mentre il prodotto artigianale più si allontana dal proprio territorio e più è difficile che riesca a trovare una logica di prezzo competitiva.

Quanto sono importanti per l’artigianato la formazione, la competenza e le tradizioni?

Sono delle componenti fondamentali: sono il cuore dell’espressione artigianale, perché derivano proprio dalle singole competenze, dalla cultura, dalle ricette e dalle tradizioni che vengono tramandate e sono, di fatto, cultura.

Cosa rappresenta per te la parola sostenibilità?

Per quanto riguarda il campo alimentare, la sostenibilità sta nel fatto di riuscire a preparare un prodotto quanto più naturale possibile, magari impiegando sostanze e ingredienti del territorio. Anche la shelf-life (vita del prodotto sullo scaffale) deve essere la più lunga possibile, senza utilizzare i conservanti.
Insomma, bisogna offrire un prodotto di alta qualità, il più naturale possibile e che convinca il consumatore a condividere la sua scelta d’acquisto con la comunità.

Se avessi la bacchetta magica, quali sarebbero le prime 3 cose che faresti per l’artigianato in Italia?

Come prima cosa, vorrei guardare alle storie di successo e adattarle a quello che è il nostro contesto locale. Per seconda cosa, favorirei l’apertura di nuove attività sul territorio e, infine, attuerei una strategia di comunicazione e una campagna pubblicitaria per promuovere le peculiarità dell’artigianato.

Un’ultima considerazione?

Secondo me bisogna innovare se si vuole davvero essere competitivi al giorno d’oggi. Questo vuol dire che bisogna riuscire a trovare quell’equilibrio fra tradizioni e nuove tecnologie, che unite alla cultura e alla passione possono trovare espressione nei prodotti tipici del territorio.

Conclusioni

Nuova e interessante intervista, abbiamo conosciuto le opinioni di un imprenditore che da molti anni porta avanti con successo la propria attività. Da elogiare la sua grande capacità di variare e di intraprendere anche in un settore differente da quello iniziale. Fra l’altro, consiglio vivamente di assaggiare alcuni dei dolci prodotti alla “de Stabile”, io l’ho fatto e sono squisiti.
Prima di salutarci, vi invito a lasciare un commento con i vostri pensieri a riguardo di quanto avete letto, per me sarà un piacere leggere e poi rispondere. Infine, se questo articolo vi è piaciuto, condividetelo con tutti i vostri amici, ne sarò davvero contento.

Vi invito a mettere “Mi piace” alla mia pagina Facebook.

Una risposta a "Artigianato, quale futuro? La parola ai protagonisti: Remo Zeffer – de Stabile"

  1. Angelo Iaselli 11/10/2020 / 05:43

    Rilancio dell’economia italiana: Reti evolute delle PMI manifatturiere “made in Italy” per esportazioni nei Paesi residuali con alto potenziale commerciale.
    Quadro di riferimento
    ▪ L’internazionalizzazione delle imprese costituisce uno degli obiettivi prioritari per la crescita, anche sociale; per crescere bisogna produrre di più; per produrre di più bisogna vendere di più; il futuro sono i mercati esteri ad alto potenziale commerciale. È fondamentale che le esportazioni siano strutturate per penetrare i Mercati esteri al fine di creare valore e che le imprese abbiano le risorse per adeguarsi alle trasformazioni in atto nel mondo del commercio (nuovi e diversi modi di vendita e servizi). Nel presente-futuro i mercati ad alto potenziale commerciale richiedono l’insieme di settori e marche.
    ▪ L’aumento dell’instabilità economica e le tecnologie digitali hanno diffuso nuovi strumenti per la crescita, la «condivisione sostenibile», che mira all’Insieme di risorse nell’ambito di una Piattaforma Imprenditoriale Strutturale ad alti contenuti valoriali basata su centralità dell’obiettivo, ampliamento dell’offerta, ottimizzazione delle risorse, flessibilità; in sintesi aggregazioni transdisciplinari finalizzate all’erogazione di managerialità e servizi capaci di irradiare modalità connettive e collaborative fra Soggetti legati da una filosofia di economia condivisa e da un obiettivo prioritario.
    ▪ Studi hanno dimostrato che l’internazionalizzazione proattiva rafforza la crescita strutturale aumentando competitività e redditività consentendo lo sviluppo delle Aziende nei mercati globali. È noto che l’economia reale basa la sua solidità sulla produzione.
    ▪ La crescita delle PMI “Made in Italy” è una scelta strategica fondamentale per il rilancio dell’economia italiana. Dipendono ancora dal mercato interno, realizzano l’80% circa del PIL italiano, rappresentano complessivamente circa il 90% delle imprese attive, spesso escludono la leva dell’export nei Paesi lontani ad alto valore commerciale a causa di ridotta massa critica, mini-dimensione, ridotte disponibilità finanziarie per l’accesso all’innovazione, zero economie di scala, scarsa managerialità, scarsa conoscenza.
    Prometeia ha stimato che nel 2017 le PMI erano circa 5,3 milioni, impiegavano oltre 15 milioni di persone generando un fatturato complessivo di 2.000 miliardi di euro; il loro potenziale è alto, esportano soltanto il 29% contro il 50% di altri Paesi. Le PMI spagnole e tedesche hanno intrapreso il percorso di sviluppo nel 2008.
    Una delle opzioni per conseguire l’obiettivo: esportazioni nei Paesi residuali con percorso parallelo alla programmazione ordinaria delle aziende in Rete evoluta.
    Obiettivo: superamento della situazione economica italiana con la Reti evolute per generare nuovo PIL con l’economia reale -produzione e fatturato estero- penetrando con massa critica i mercati residuali dove tutte le imprese socie non sono presenti (attività parallela).
    Promotori: art. 4 della Costituzione, “Ogni Cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale della società”.
    Primi operativi: Commercialisti che nel 2016 hanno deciso di estendere l’assistenza ai loro clienti sulle questioni tecnico-operative connesse alla internazionalizzazione; il contatto quasi quotidiano con i loro clienti è utile. Società concessionaria partecipata dalle stesse aziende (garanzia). Manager esperti dei mercati ad alto valore commerciale sono indispensabili. Banca agente, Società Fiduciaria per l’attività caratteristica, supporto legale.
    Attività: assistiti dai loro professionisti di fiducia, numerosi imprenditori – che abbiano volontà di crescere e capacità produttiva “Made in Italy” marchio unico al mondo ma non hanno le risorse per presidiare i mercati ad alto potenziale commerciale – conferiscono mandato ad una Fiduciaria di costituire una società concessionaria partecipata pariteticamente ed autofinanziata. La stessa Fiduciaria custodisce in deposito i modesti contribuiti dei soci alla formazione del capitale necessario per lo svolgimento dell’attività d’impresa, amministra l’accordo fra le Imprese basato sul conseguimento di obiettivi concordati con i manager. I commercialisti definiscono il punto di pareggio (n. 100 Imprese, consorzi, cooperative, ecc.) valutando la capacità produttiva dei loro rispettivi clienti (attuale e potenziale-finanziata), ricevono la delega per partecipare all’assemblea.
    La società, autofinanziata con cip iniziale opera per risultati, ha per oggetto l’esportazione nei Paesi dove le imprese socie non sono presenti; promuove l’export dei singoli prodotti con etichette originali; è sostenuta da una percentuale sul fatturato; distribuisce gli utili in relazione alla percentuale di fatturato di ciascun socio; è amministrata da un coordinatore indipendente e diretta da Area Manager esperti di mercati esteri lontani ad alto potenziale commerciale, di logistica, di poli espositivi, di organizzazioni multisettoriali in qualche caso.
    La particolare offerta commerciale del “Made in Italy”, le economie di scala e la strutturazione delle Aziende socie consentono di non delocalizzare la produzione.
    L’incremento di produzione e la vendita dei prodotti potrà essere sostenuto con vantaggi fiscali e finanziari vincolati al particolare fatturato estero.
    Vantaggi indotti: nuovo lavoro, futuro per i Giovani, …
    Angelo Iaselli – tel. +39.335.315284 – a.iaselli@angeloiaselli.it RIPRODUZIONE AUTORIZZATA

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...