G20. Da Roma ok a nuova tassazione multinazionali

La riforma prevista per il 2023

Il G20 tenutosi a Roma il 30 e 31 ottobre ha ratificato con “ampio e trasversale consenso” l’accordo raggiunto lo scorso giugno sulla nuova tassazione per le multinazionali.

La riforma fiscale, che dovrebbe entrare in vigore a partire dal 2023 cancellando le regole attualmente in vigore, si basa su due pilastri principali.

Il primo stabilisce, per le imprese con ricavi superiori a 20 miliardi l’anno e un margine di profitto superiore al 10%, la tassazione di circa il 25% dei ricavi eccedenti tale margine nei Paesi in cui il profitto stesso viene generato.

Il seconda pilastro, previsto per tutte le multinazionali con ricavi annui superiori a 750 milioni, è la tassa globale minima al 15% da applicare in ciascuno dei Paesi dove le imprese operano, indipendentemente dalla loro sede legale, al fine di arginare il fenomeno dei cosiddetti paradisi fiscali.

Abbiamo raggiunto un accordo storico per un sistema di tassazione internazionale più equo ed efficace”, ha sottolineato al G20 il presidente del Consiglio Mario Draghi.

L’intesa internazionale raggiunta a Roma segna sicuramente un significativo passo in avanti nell’introduzione di un nuovo regime fiscale per le multinazionali – tra cui Apple, Google, Amazon e Facebook – che al momento beneficiano di una tassazione molto più vantaggiosa rispetto alle realtà locali.

Ritengo però altrettanto importante che le risorse ricavate dalla tassa globale minima restino a disposizione dei territori in cui sono maturate, per sostenere le attività di vicinato ad affrontare la grave crisi dovuta alla pandemia.

Voi cosa ne pensate? Fatemi sapere la vostra opinione con un commento, vi risponderò molto volentieri.

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Web Tax. Ok accordo, ora impegno per risorse a realtà locali

Per le multinazionali del web potrebbe arrivare una tassa sui profitti, come minimo, del 15 per cento. Tuttavia la misura da sola non garantisce reale equità fra big tech ed esercizi fisici.

Al G7 di Londra si sarebbe raggiunto un “accordo storico” in merito alla riforma della tassazione da applicare alle multinazionali del web, alle quali viene solitamente riservato un regime fiscale di favore rispetto a quello decisamente più opprimente che devono sostenere le micro, piccole e medie imprese.

Aliquota globale minima al 15% e una tassazione sul 20% del profitto superiore al margine del 10% da versare nel Paese in cui le multinazionali operano (e non in quello dove hanno la sede legale): sarebbero queste le principali decisioni prese dai ministri delle Finanze di Regno Unito, Italia, Germania, Francia, Usa, Canada e Giappone.

Tuttavia, pur essendo l’accordo condivisibile in linea di principio, la verità è che prima di passare dalle parole ai fatti serviranno almeno altri 3 anni. In questo periodo di tempo gli Stati dovranno collaborare pur di arginare lo strapotere delle multinazionali del web, oramai sempre più influenti e importanti.

Basti pensare che Amazon nel corso del 2020 ha consolidato la sua posizione di principale rivenditore online globale, superando allo stesso tempo la soglia di mille miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, +78,4% su base annua a 1634miliardi di dollari, quasi quanto il Pil italiano. A seguire la cinese Alibaba con 679miliardi ha registrato un’importante crescita del +10,6% su base annua dal 2019 al 2020. Dunque, mentre le attività locali erano ferme e soffrivano a causa delle pandemia da Covid, i giganti dell’e-commerce hanno aumentato esponenzialmente i loro profitti.

Alla luce di tale situazione, oltre all’aliquota globale minima al 15%, attraverso una mozione che ho depositato in Consiglio comunale a Gorizia, propongo che quanto ottenuto della nuova imposta sui servizi digitali resti a disposizione dei territori in cui è maturata per sostenere le attività di vicinato e affrontare la crisi economica e sociale dovuta alla pandemia da Covid-19.

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