Storico vertice Usa Cina: una riflessione pragmatica

Trump conclude la visita istituzionale a Pechino, e lo fa a modo suo. Non come piace agli altri, ma come ritiene serva.
Mentre tanti commentano, lui tratta, negozia, fa affari. Facendo gli interessi americani, piaccia o meno. Il presidente Usa ha messo in campo l’avanguardia dell’industria, dell’innovazione e dello sviluppo statunitense, con lo stile che lo contraddistingue.
Vedere a Pechino visionari come Elon Musk, Tim Cook, Jensen Huang e il gotha economico e tecnologico americano seduto a quel tavolo è un segnale enorme. Di rispetto reciproco, di pragmatismo, di consapevolezza del peso che certe nazioni hanno ancora nel mondo reale. Quello vero. Non quello dei salotti social o delle conferenze tutte slogan e bandierine colorate.
Anche così si parla al mondo. E all’Occidente. In particolare a quello che troppo spesso sembra essersi perso dentro burocrazie soffocanti, green deal ideologici e una politica che pensa più alla narrazione che alla forza economica, industriale e strategica delle proprie nazioni.
A proposito di green deal ideologici, chi pensate sia rimasta a guardare anche questa volta? Come sempre, questa Unione Europea senz’anima. Mi ricorda quelle realtà che, mentre altri investono e rischiano, restano ferme a commentare, rallentare o spiegare perché qualcosa non si possa fare. Certi alti papaveri europei ricordano proprio questo: una classe dirigente spesso ingessata nei propri formalismi, che iniziano a risultare sempre più soffocanti.
Al di là delle simpatie, la missione tra Trump e Xi Jinping dimostra quanto contino ancora i rapporti diretti e la capacità di sedersi da pari a pari. In tal senso, leggo analisi secondo cui questa missione sarebbe servita solo ad abbassare la temperatura diplomatica o addirittura a nulla. Riflettete: dopo quasi 10 anni di assenza di un presidente Usa in Cina, cosa si aspettavano? Questa missione è già un passaggio diplomatico e geopolitico di enorme peso. Una prova di classe politica d’altri tempi. Se lo avesse fatto un presidente democratico, il mainstream starebbe già gridando al miracolo diplomatico. Due pesi, due misure.
E poi, lasciatemelo dire: secondo voi il gotha della più avanzata potenza industriale mondiale si muove in missione istituzionale col presidente Usa per due selfie e quattro foto? Vi pare davvero che i risultati di un bilaterale del genere vengano raccontati nei dettagli a noi, subito e per intero? E davvero chi dice che non sia servito a nulla può farlo sulla base di fatti certi, e non di semplici congetture, letture ideologiche o strumentalizzazioni? Quello che è stato messo sul tavolo in un incontro del genere darà frutto nel prossimo futuro. Multimiliardari, imprenditori, visionari non si muovono per nulla, e di certo non vengono a raccontare tutto a noi.
Comunque, da semplice appassionato di politica, e da umile consigliere comunale a Gorizia, città porta d’Europa, quella stessa Europa che sta affrontando la lenta decadenza di parte della propria civiltà, continuo a pensare una cosa molto semplice: la politica vera non insegue l’algoritmo del giorno. Non cerca l’applauso più facile. Si fa decidendo. A volte anche duramente, se necessario ostinatamente controcorrente. Ma perseguendo con costanza una linea chiara di civiltà, sviluppo e interesse nazionale.
Trump lo ha fatto ancora una volta e sta mostrando la strada. Forse sarebbe il caso di prenderne atto e iniziare a comportarsi di conseguenza?

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Inauguration day: auguri di proficuo lavoro a Joe Biden

Un ringraziamento a Donald Trump per quanto fatto e farà!

Ci siamo, oggi è il giorno di Joe Biden!
Nonostante il nostro premier di minoranza, Giuseppe Conte, in un recente discorso in Parlamento si è sbilanciato nell’improbabile paragone fra la dittatura comunista cinese e gli Stati Uniti, l’alleanza con gli USA per il nostro Paese resta essenziale.

Non ho dubbi che la Lega sarà per l’amministrazione Biden un alleato valido e affidabile con cui dialogare in virtù di rapporti leali, basati sulla reciproca fiducia e sulla condivisione dei principi cardine su cui si fondano le nostre civiltà occidentali e democratiche.

Il virus cinese sta mettendo a durissima prova la nostra società, ad oggi è costato la vita di oltre 2 milioni di persone e sta distruggendo l’economia mondiale. Occorre che l’Europa, quindi l’Italia, con gli Stati Uniti, si pongano in modo coeso e deciso per contenere lo strapotere cinese che, in queste condizioni di difficoltà, si avvantaggia e guadagna terreno ed economia.

L’occidente ha bisogno di un’economia forte per fronteggiare in modo deciso lo strapotere della Cina comunista. Il paradigma della produzione non può tornare ad essere quello delle delocalizzazioni, ovvero ciò che ha contribuito in modo preponderante alla deindustrializzazione dei nostri territori. Occorre riportare industrie, fabbriche e produzioni a insediarsi nei nostri distretti industriali e manifatturieri, nel pieno rispetto dei diritti umani, dei lavoratori e della tutela ambientale.

In materia di immigrazione occorrono regole certe, sia per contrastare l’immigrazione clandestina che per fermare il terrorismo islamico. Da questo punto di vista porgere l’altra guancia e sventolare bandiere arcobaleno non servirà a contrastare e a debellare l’odioso fondamentalismo che vede nell’occidente il suo peggior nemico.

Inoltre, la libertà di espressione va garantita in egual misura a tutti. La censura non è mai la risposta corretta e non possono essere delle società private a decidere chi può parlare e chi no, cos’è giusto dire e cosa invece non lo è. Nell’epoca della comunicazione, il tema dell’identità digitale non può essere derubricato a qualcosa di minore importanza solo perché la censura ha colpito in modo pesantissimo un avversario politico. Oggi è toccato a lui, ma domani potrebbe toccare a chiunque.

Queste sono solo alcune delle tematiche per cui mi auguro prevarrà il pragmatismo e non l’ideologia. In tal senso, se il nuovo presidente conseguirà anche solo la metà dei risultati ottenuti dall’amministrazione di Donald Trump allora sarà un buon presidente e ne gioiremo tutti, non ho dubbi!

Chiudo questo articolo con una citazione presa dal discorso di addio di Donald Trump: “I did not seek the path that would get the least criticism. I took on the tough battles, the hardest fights, the most difficult choices because that’s what you elected me to do”. “Non ho cercato la strada che avrebbe ricevuto meno critiche. Ho affrontato le battaglie più difficili, le lotte più dure, le scelte più difficili perché è quello per cui mi avete eletto”.