G20. Due pilastri per riformare tassazione multinazionali

A Venezia discusse ricollocazione dei profitti e tassa globale minima

Sono stati diversi i temi trattati al recente G20 di Venezia. Tra questi anche la riforma della tassazione delle multinazionali, oggetto di un primo accordo storico all’analogo G7 dello scorso giugno a Londra.

I pilastri della riforma, che hanno trovato parere favorevole di 131 Paesi dell’OCSE, sono essenzialmente due: la ricollocazione dei profitti e la cosiddetta tassa globale minima (Global Minimum Tax) per le multinazionali, che, al momento, beneficiano di un regime fiscale molto meno opprimente rispetto a quello riservato alle attività di vicinato.

Per quanto riguardo il primo pilastro, le imprese con ricavi superiori a 20 miliardi l’anno e un margine di profitto superiore al 10%, si vedrebbero tassato, nel Paese in cui effettivamente operano, circa il 20% dei ricavi eccedenti a tale margine.

Il seconda pilastro, introdotto per le multinazionali con ricavi almeno pari a 750 milioni, è la tassa globale minima, pari ad almeno il 15%, da applicare in ciascun Paese dove le imprese operano, indipendentemente dalla loro sede legale. In questo modo si cerca di arginare il problema dei cosiddetti paradisi fiscali.

La riforma sarà nuovamente discussa al prossimo G20 in programma ad ottobre a Roma. Dopo l’approvazione da parte dei singoli Stati che decideranno di aderire, il nuovo sistema dovrebbe entrare in vigore nel 2023.

In relazione a quest’importante tematica, ho presentato al Consiglio comunale di Gorizia dell’8 luglio la mozioneIl sindaco e la giunta sostengano il principio di un’equa tassazione dei giganti del web per riequilibrare i rapporti tra le multinazionali del digitale e gli esercizi commerciali locali”, che è stata accolta dal primo cittadino.

L’e-commerce è, senza dubbio, una risorsa che consente di raggiungere un pubblico di portata globale. Non va però dimenticato che le attività di vicinato garantiscono il sostentamento a moltissime famiglie del territorio, offrono un servizio fondamentale a chi non ha la possibilità o non vuole accedere ad internet e rappresentano un patrimonio professionale, culturale e sociale di grande valore.

In tale contesto, la mozione impegna l’Amministrazione comunale a condividere il principio per cui le risorse acquisite dalle imposte sui servizi digitali – così come definite da norme di carattere nazionale e internazionale – restino a disposizione dei territori in cui sono maturate, a sostegno delle attività di prossimità.

Cosa ne pensate? Fatemi sapere la vostra opinione con un commento, vi risponderò molto volentieri.

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