La mia Rota Vicentina: il diario, i passi sulla sabbia e il mio docufilm sull’oceano

Il richiamo del cammino è qualcosa che mi porto dentro da anni. Un richiamo che in passato mi ha portato a pellegrinare lungo il Cammino di Santiago, a cercare il silenzio sulla Via degli Dei, ad attraversare il Cammino Materano e a percorrere la Via Francescana. Nell’agosto del 2025, però, cercavo qualcosa di diverso. Volevo un percorso che non mi mettesse alla prova solo con la distanza, ma con la forza della natura. Per questo ho scelto la Rota Vicentina, il Sentiero dei pescatori nel sud del Portogallo, decidendo di documentare ogni tappa con dei video.

Da quel viaggio, fatto di sabbia, oceano, vento e silenzio, è nato un docufilm di ventidue minuti. È il mio modo di raccontare il turismo lento, e da questa pagina in poi troverà qui la sua casa definitiva.

Perché ho scelto la Rota Vicentina

Quando ho iniziato a studiare la mappa di questo angolo di Portogallo, sospeso tra l’Alentejo e l’Algarve, mi sono trovato davanti a una scelta precisa. La rete della Rota Vicentina si divide infatti tra il Cammino Storico, che si addentra nei boschi di sughero e nei villaggi rurali dell’entroterra, e il Sentiero dei Pescatori.

Io volevo l’oceano.

Volevo camminare dove la terra finisce e l’Atlantico si infrange sulle falesie. Così ho scelto il Sentiero dei pescatori, un tracciato spettacolare che segue le vecchie tracce usate da chi, per generazioni, ha sfidato le altezze per portare a casa il pane. È stata una scelta totalizzante, un susseguirsi di panorami dorati e blu profondo che mi hanno riempito gli occhi, ma che mi hanno anche chiesto un conto fisico non trascurabile.

Scogliere a picco sull'Oceano Atlantico lungo il Sentiero dei Pescatori della Rota Vicentina in Portogallo

La vera difficoltà della Rota Vicentina: la sabbia

La prima cosa che ho capito sulla mia pelle è che la Rota Vicentina non ti sfida con i grandi dislivelli o con le pendenze a cui siamo abituati sulle nostre montagne.

Ti mette alla prova con la sabbia. Per ore, e per chilometri interi, il sentiero si trasforma in una duna soffice dove il piede affonda a ogni passo. La sensazione è quella di camminare con un freno a mano tirato: uno sforzo muscolare continuo, che rallenta il ritmo e mette a dura prova i pellegrini.

Gruppo di camminatori con zaino da trekking che avanza lungo il percorso sabbioso della Rota Vicentina

Il vento dell’Atlantico e la gestione dell’acqua

Insieme alla sabbia, il mio compagno di viaggio fisso è stato il vento dell’Atlantico. Sulle scogliere soffia forte, incessante, un elemento vivo che da un lato ti salva dal caldo soffocante dell’estate portoghese, ma dall’altro ti costringe a una costante attenzione.

Più di una volta ho dovuto fermarmi per indossare al volo una giacca leggera antivento o comunque proteggermi dalle sferzate di vento provenienti dell’oceano.

Anche la gestione dell’acqua è stata una lezione di pianificazione rigorosa. Questo non è un cammino antropizzato dove trovi una fontana a ogni angolo; qui attraversi spazi completamente selvaggi per ore, dove la solitudine è totale e l’unica sicurezza è quella che hai deciso di caricarti sulle spalle la mattina prima di partire.

Il valore della Rota Vicentina: un turismo lento che rispetta i luoghi

Tutta questa fatica, però, svanisce quando ti fermi a osservare il modello di vita di queste terre.

La Rota Vicentina mi ha colpito profondamente perché dimostra in modo concreto come il turismo lento possa aiutare un territorio senza svenderlo. Ho visto piccoli paesi e attività a gestione familiare vivere grazie al passaggio dei camminatori, distribuendo economia locale durante tutto l’anno e preservando un ambiente rimasto incredibilmente intatto. Purtroppo, non mancano le eccezioni, spesso però non direttamente collegate ai camminatori.

C’è un’armonia che si percepisce subito: quella tra l’accoglienza della gente e la durezza della natura. Ed è proprio lì che questo cammino mostra la sua forza più grande.

Il mio docufilm sulla Rota Vicentina

Il docufilm che ho realizzato nasce dall’esigenza di condividere queste sensazioni, di mostrare la bellezza incontaminata di un cammino unico in Europa, ma anche la realtà del viaggio, senza filtri.

L’opera debutta ufficialmente in prima visione pubblica a Gorizia, nella Sala Dora Bassi di via Giuseppe Garibaldi 7, con l’incontro e i saluti del sindaco Rodolfo Ziberna, del consigliere regionale Diego Bernardis e dell’assessore Patrizia Artico.

Qui sotto, in questo spazio, dopo la prima pubblica prevista l’11 giugno 2026, inserirò il filmato integrale, così che possa diventare uno stimolo per chiunque voglia partire o una finestra sul mondo per chi preferisce viaggiare con la mente, sospeso tra la terra e l’oceano.

[QUI TROVERETE IL LINK DI YOUTUBE DALL’11 GIUGNO]

Locandina ufficiale della prima proiezione pubblica del docufilm sulla Rota Vicentina alla Sala Dora Bassi di Gorizia

Vale la pena affrontare la Rota Vicentina?

Per quanto mi riguarda, la risposta è sì.

La Rota Vicentina è un’esperienza che ti toglie il superfluo e ti restituisce l’essenziale. Ti lascia addosso il suono dell’oceano, la fatica dei passi sulla sabbia e la sensazione che, passo dopo passo, si possa andare ovunque.

Veduta panoramica e spettacolare della costa oceanica portoghese con sentiero sterrato e spiaggia sabbiosa

Se stai pianificando il tuo viaggio lungo l’oceano o se hai curiosità specifiche sulla Rota Vicentina, scrivimi pure i tuoi pensieri nei commenti qui sotto, mi fa davvero piacere confrontarmi.

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